Non c’è sapienza, né fede, né bellezza, se non ho in me la Carità. Solo l’amore è specchio dell’Eterno, non finirà in un tramonto. Non c’è potenza, né forza, né speranza, se non ho in me la Carità. Un grido sale da chi non ha che te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Tra le mie braccia il dono del conforto Nel mio silenzio la forza del perdono Nei miei pensieri la strada verso te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. In te si si fa realtà, in te si fa realtà, in te si fa realtà.
Storia della Provincia
Storia della Provincia
Le origini (1856-1900)


Delle cinque Province italiane delle Figlie della Carità, quella della Sardegna è l’ultima nata. Le Figlie della Carità tuttavia erano presenti nell’isola già dalla metà del XIX secolo, grazie allo spirito missionario di Padre Marcantonio Durando,  beatificato dalla Chiesa nel 2002.

Era il giugno del 1856, quando 11 Figlie della Carità salparono da Genova alla volta della Sardegna. Di queste, sei furono destinate all’Ospedale Civile di Cagliari e cinque a quello di Sassari. 

Esse si misero subito all’opera e fecero breccia suo cuore della gente sarda e la comunità si espanse facilmente, non essendosi ancora formata nell’isola altra comunità di suore dedite alle opere di carità. Nell’isola infatti esistevano, fino allora, solo comunità di vita contemplativa, ma non quelle di vita attiva.

Pochi mesi dopo il primo arrivo, furono inviate altre suore, a rinvigorire l’Orfanotrofio di Sassari, che con l’arrivo delle suore (1856) assunse vigore: vi venne presto annesso un convitto-scuola per sordomuti e, nel 1871, vi si aprì un educandato. Qualche anno più tardi (1864), sempre a Sassari, venne aperto l’Ospizio san Vincenzo per il ricovero e l’educazione degli orfani. Nel frattempo a Cagliari si aprirono le case dell’Istituto san Vincenzo, l’Asilo Carlo Felice (1861), l’Asilo della Marina (1864). Nel 1865, sulla costa occidentale della Sardegna, ad Oristano, fu aperto un Asilo; ad Ozieri (1866), capoluogo del Logudoro, l’Ospedale Civile; nel Sulcis Iglesiente, a Monteponi, centro minerario, fu aperto un Ospedaletto ed un Asilo (1870) per soccorrere i minatori e le loro famiglie. Nel decennio successivo le suore arrivarono nel 1871 ad Alghero per il servizio infermieristico all’Ospedale Civile; ad Iglesias (1874) fu aperto l’Asilo; a Cagliari (1873) l’Asilo san Giuseppe e nel 1877 le Figlie della Carità assunsero la direzione del Reale Conservatorio della Provvidenza per la formazione delle giovani.

In vent’anni, le Figlie della Carità realizzarono dunque una rete di fondazioni che abbracciavano la Sardegna. L’attività privilegiata delle suore  andò soprattutto in due direzioni: verso gli ammalati e verso l’infanzia orfana e abbandonata. Non disdegnarono di accogliere nei loro istituti le giovanette di nobile famiglia, realizzando così un’integrazione fra le nobili e le povere, formando le prime alla carità e favorendo l’educazione delle seconde.

I Preti della Missione con la loro predicazione fondarono le confraternite della Carità, e così diedero man forte all’azione delle Figlie della Carità. A conferma di quest’integrazione di fraternità nel carisma si aprirono altre case: a Sassari (1880) il ricovero san Pietro; a Ozieri (1880) l’Asilo-orfanotrofio; a Cagliari (1882) l’Istituto per i Sordomuti; a Buggerru (1885) Ospedaletto per i minatori ed asilo; a Iglesias (1886) l’Ospedale; a Cagliari (1887) il ricovero per mendicanti “Vittorio Emanuele” e nel 1898 l’Istituto dei Ciechi; a Sorgono (1890) l’Asilo; a Bonorva (1892) l’Asilo-orfanotrofio; a Ittiri (1898) l’Ospedale; alla Maddalena (1899) l’Ospedale della Marina Militare. In quest’ultimo ventennio del secolo le Figlie della Carità svilupparono l’attenzione anche verso i poveri diseredati della società, in un tempo in cui la pensione d’anzianità non si sapeva che cosa fosse, ed i più deboli erano abbandonati a se stessi senza una fissa dimora.


Seconda fase  (1900-1956)


Nel 1923 il padre Verdier,Superiore Generale, alla vista del grande fiorire di opere proclamerà la Sardegna “L’isola vincenziana”.

Dall’inizio del secolo fino alla fine della seconda guerra mondiale la situazione socio-economica della Sardegna fu assai precaria. Terra sfruttata e abbandonata, fu al centro di rivolte popolari. La situazione demografica subì un forte calo con il prelievo per la prima guerra di un numero ingente di braccia-lavoro sottratte alla terra ed alle famiglie: su una popolazione di circa 860 mila abitanti, furono chiamati alle armi ben 100 mila giovani. La povertà fiaccò la vita di tantissima gente intristita dalla miseria, dalle epidemie e dalla disoccupazione, e produsse profonde lacerazioni morali. 

La presenza della Compagnia andò crescendo in quasi tutti gli ospedali dell’isola: Abbasanta (1919); Ospedale Santa Barbara ad Iglesias (1924), Policlinico a Sassari (1926); Thiesi (1926); Ospedale Post-Brefotrofio ad Arborea (1929); Ospedale della Miniera ad Ingurtosu (1929); Ospedale Elioterapico ad Alghero (1933); Ospedale Civile a Nuoro(1933); Ospedale Marittimo a La Maddalena (1936); Cliniche Universitarie a Sassari (1937); Ospedale Territoriale a Sardara (1942); Ospedale SS. Trinità a Cagliari (1942); Centro Traumatologico a Iglesias (1946); Clinica Pediatrica a Cagliari(1953). Come ebbe a rilevare un’alta personalità ecclesiastica del tempo, “si deve all’impegno e alla pietà delle F. d. C. se in quegli ambienti si familiarizzava con la Parola di Dio e si amministravano i sacramenti a coloro che li chiedevano”.

Ma se gli Ospedali hanno aperto le porte alla marcia penetrativa delle F. d. C. non di meno si deve, sul versante educativo e dell’assistenza, agli Asili, alle Scuole e agli Istituti che le hanno rese note in ogni parte dell’isola anche la più sperduta.

E' da ricordare la serva di Dio suor Nicoli (1863-1924), che fece dell’educazione della gioventù il centro della sua vita apostolica. In particolare si prese a cuore i ragazzi più abbandonati, is piccioccus de crobi, i ragazzi della cesta, che vivevano nelle grotte o sotto i portici della città, offrendo i loro servizi con una cesta ai borghesi che andavano al porto o al mercato. L’autorità civile non riusciva a contenere le loro monellerie se non con mezzi repressivi. Lei li accolse e li curò insieme con le sue sorelle, in particolare con suor Teresa Tambelli, presso l’asilo della Marina a Cagliari, e ne fece degli ottimi cittadini e dei  bravi cristiani.

Non sarebbe giusto dimenticare nomi come suor Jacob, suor Gotland, suor Calcagno, suor Del Bò, suor Rabagliati, suor Camilla, suor Martelli, che hanno come costellato di Dio ogni parte dell’isola soprattutto con le opere di aiuto agli orfani ed alla gioventù, grazie anche al sostegno spirituale e apostolico dei “signori della missione” tra i quali spiccano i padri Sategna, Bechis, Scotta, Borgna, Martinoli, Mollo, Sandri e, per tutti, il padre Manzella, l’apostolo dell’intera Sardegna.

Tra il 1900 e il 1955 sono state più di 60 le case aperte in Sardegna dalla Compagnia. La grande fioritura di opere e di vocazioni maturarono il tempo della autonomia. Il 31 Agosto 1956, la Sardegna fu eretta in vice-Provincia: aveva allora 79 case. Suor Superina fu nominata vice-Visitatrice e il padre Nicola Abbo, Direttore provinciale. Qualche anno dopo, il 12 giugno 1959, divenne Provincia: prima Visitatrice fu suor Maria Grazia Aìni e Direttore padre Angelo Vellano.


Terza fase: dal 1957


Nel breve periodo (1956-1959) in cui la Sardegna fu vice-provincia, i Superiori ebbero la sapiente e illuminante ispirazione di affidarla, sulla scia di santa Luisa a Chartres, alla SS. Vergine. Il 27 Novembre 1958 a Parigi, dinanzi alla Superiora Generale Sr. Lépicard, la vicevisitatrice suor Maria Grazia Aìni, compiva, nella Cappella di Rue du Bac, l’atto di consacrazione. In Sardegna alla stessa ora le suore serventi, nelle rispettive Comunità compivano lo stesso gesto dinanzi alla Vergine del Globo rappresentata in una ceramica che venne murata sulla facciata di ogni casa della Provincia, con la scritta “E’ tua questa casa o Maria”.

La protezione di Maria non mancò di farsi sentire. La nuova Provincia dovette affrontare il problema della Casa Provinciale, che dapprima fu insediata negli stabili in affitto dell’Asilo Carlo Felice. Poi, dopo anni di sacrifici e sofferte peripezie, il 7 maggio 1967, la nuova sede apriva i suoi battenti alla Curia, alle Suore della casa e a 14 Seminariste. Sorgeva sul vicinissimo colle retrostante la basilica della Madonna di Bonaria, quasi a suggello della forte devozione mariana della Compagnia. Il terreno donato dalla Regione Sarda alle Figlie della Carità, al prezzo simbolico di una lira, era il riconoscimento del secolare impegno svolto a favore della gente, ma nello stesso tempo accese d’ira la stampa, che contestò contro le competenti autorità per aver dato prelazione a una casa religiosa in una delle zone più panoramiche e suggestive di Cagliari. Il tutto però si risolse in un nulla di fatto e a dicembre dello stesso anno 1967 aveva luogo la prima Assemblea Provinciale.

Nel 1968 la Madre Generale Chiron onorava la Provincia della sua visita: era la prima volta che una Madre Generale veniva in terra sarda. La Provincia, che si trovava a muovere i suoi primi passi, si presentava giovane, ridente, sprizzante di energia; le vocazioni non mancavano. Intanto, suor Aìni, dopo 12 anni di intenso lavoro, lasciava la guida della Provincia; insieme al padre Vellano, appassionato cultore ed estimatore della Santa Vergine.
A loro va il merito di aver dato basi mariane e soprannaturali alla nascente Provincia Sarda.

La nuova Visitatrice suor Maria Rosaria Schirru, (1969-76) ed il padre Mordiglia, nuovo Direttore provinciale, subentravano nella stagione non facile della contestazione.
Erano anni in cui anche nella nostra comunità era forte la tentazione di assumere senza discernimento i criteri mondani e sociologici nella grande opera di servizio ai poveri, dimenticando la carità soprannaturale o per lo meno vivendola come giustapposta al servizio. Nell’ambito della pubblica amministrazione si respirava un clima anticlericale; furono prese di mira le opere di carattere sociale e gli ospedali con lo spinoso problema dei ruoli e delle convenzioni. La ben consolidata e specifica preparazione di suor Schirru in campo medico-ospedaliero fu determinante per equipararsi in tempo con le nuove esigenze di carattere legale, sociale e pedagogico. Tale clima tuttavia spinse fino a minacciare l’esproprio e l’occupazione immediata di quella parte della Casa provinciale apparentemente vuota e destinata invece ai Ritiri delle suore. Furono momenti di grave preoccupazione e trepidazione. Radunate le Suore Serventi fu esposto loro il problema in tutta la sua drammaticità. Ogni Figlia della Carità si raccolse in preghiera. Era il 15 novembre 1975. Frattanto la nuova visitatrice suor Raffaella Putzulu (1976-1985), con una mossa a sorpresa diede vita in una parte della casa un asilo nido e una casa famiglia per anziani: le pretese dell’amministrazione pubblica furono così stroncate sul nascere.

Con il nuovo Direttore padre Pedroncini, si diede forte impulso al settore vocazionale e alla formazione, al fine di ravvivare il fuoco della Carità nella vita di ognuna. Molto favore ebbero gli incontri di formazione liturgica tenuti dai PP. Benedettini di san Pietro di Sorres, incontri che aiuteranno le Suore a rinnovarsi nel culto della preghiera cristiana per eccellenza: la Liturgia delle Ore, e a riscoprire nella musica e nel canto la bellezza della “divina Liturgia”

Dopo il 1985 si succedettero alla guida della Provincia suor Cecilia Marruncheddu e suor Maria Sechi, coadiuvate dai padri Zoppi Ettore ed Erminio Antonello. Questa fase della vita della Provincia fa parte della cronaca più recente più che della storia. Va segnalato di questo periodo l’inaugurazione, in collaborazione con i laici, dell’era delle nuove micro-realizzazioni socio-educative in favore dei poveri della società opulenta. Nel 1987 a Sassari, nasce il
Centro di Accoglienza e, ad Alghero, la Comunità Primavera per tossico-dipendenti; nel 1988 a Sassari si apre il Centro di Solidarietà Santa Luisa; nel 1990 a Cagliari sorge il Centro di Accoglienza S. Vincenzo per ragazzi con penose situazioni di emarginazione; nel 1991 a Cagliari, il Centro di Solidarietà Santa Luisa; nel 1993 si ha l’apertura di una Casa Famiglia di pronta accoglienza per ragazzi e ragazze, che si evolverà nell’Oasi San Vincenzo di Terra Mala (1997)  per giovani provenienti dal carcere minorile. Si favorisce l’apostolato tra i nomadi e nelle carceri. A Sassari nasce l’Associazione Giovani in Cammino per il reinserimento sociali di giovani ex-detenuti ed ex-tossicodipendenti. A Cagliari  (2001) sorge una Casa Famiglia per donne maltrattate e altre due case per ragazze provenienti dalla “Tratta”.

Quella giovane Provincia da cui siamo partiti a raccontare, in breve tempo, sotto i colpi della secolarizzazione della società, sente ora la stretta del ridimensionamento. Ciononostante le Figlie della Carità, in numero di circa 300,  continuano ad essere presenti in 33 case, nelle diverse parti dell’isola nel desiderio di partecipare alla “sfida”
della Nuova Evangelizzazione.


 

ARCHIVIO STORICO