Non c’è sapienza, né fede, né bellezza, se non ho in me la Carità. Solo l’amore è specchio dell’Eterno, non finirà in un tramonto. Non c’è potenza, né forza, né speranza, se non ho in me la Carità. Un grido sale da chi non ha che te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Tra le mie braccia il dono del conforto Nel mio silenzio la forza del perdono Nei miei pensieri la strada verso te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. In te si si fa realtà, in te si fa realtà, in te si fa realtà.
Giovanni Gabriele Perboyre (1802-1840)
Giovanni Gabriele Perboyre (1802-1840)
Giovanni Gabriele Perboyre fu giustiziato dalle autorità della Cina nel 1840. Aveva 38 anni ed era stato in Cina circa 5 anni. Nel primo di questi anni iniziò ad imparare la lingua cinese ed intraprese il lungo viaggio dalla Colonia portoghese di Macao alla sua destinazione nell'interno della Cina.
E' chiaro che se vogliamo conoscere e capire quest'uomo che morì in Cina dobbiamo guardare a ciò che aveva fatto prima di andare là.
Aveva trascorso 33 anni della sua vita in Francia, dove aveva esercitato tre anni di ministero vincenziano prima della sua ordinazione, mentre ancora aspettava di raggiungere l'età canonica per l'ordinazione sacerdotale. Dopo l'ordinazione esercitò 9 anni di ministero prima di partire per la Cina.
Siamo fortunati ad avere ancora 102 sue lettere. Le prime di queste lettere furono scritte quando aveva 15 anni, e le ultime durante i suoi ultimi mesi in prigione. E' principalmente da queste lettere che noi possiamo conoscere che tipo di persona era colui che sarebbe stato poi giustiziato in Cina.
Ci sono anche alcune lettere di persone che lo conobbero bene: lettere scritte quando era ancora in vita, o poco dopo la sua morte. Sono molto importanti. Altre lettere ancora, scritte molto dopo, hanno un tono agiografico e perciò non sono molto utili a conoscere l'uomo vero.
Nacque nella fattoria del padre, Le Puech, vicino al villaggio di Montgesty, a circa 115 chilometri da Tolosa. Era il primo di otto figli. Essendo il figlio maggiore era scontato che dovesse succedere al padre nella conduzione della fattoria. E pertanto fu considerato naturale che l'educazione di base fosse tutto quello di cui aveva bisogno. Del resto i genitori avevano deciso che una educazione superiore toccasse piuttosto al loro secondo figlio, Louis, , il cui futuro non era nella fattoria . Luois era sei anni più giovane di Giovanni Gabriele.
Il fratello del loro padre, Jacques, era un prete vincenziano, che era stato ordinato all'inizio della Rivoluzione Francese. Durante i successivi agitati anni era rimasto prete in clandestinità ed era sopravvissuto. Quando le acque si calmarono gli fu offerta una parrocchia dal Vescovo di Cahors. Qualche anno dopo chiese di essere esonerato perché voleva fondare una scuola a Momtauban. Il suo scopo principale era di preparare i ragazzi ad entrare nel seminario maggiore. Ricevette degli aiuti finanziari per questo da suoi parenti, e 18 dei suoi nipoti furono educati nella sua scuola. Quando i genitori di Louis decisero di dargli un'istruzione superiore, ovviamente scelsero la sua scuola.
Louis aveva solo 9 anni e Montauban era lontana 60 Km: avrebbe dovuto restare lì per tutto l'anno scolastico. I suoi genitori erano preoccupati per questo e non sapevano come Louis avrebbe reagito. Così decisero che Giovanni Gabriele, che aveva quasi 15 anni, sarebbe stato mandato con Louis per il primo anno, per prevenire la nostalgia di casa. Ma sarebbe tornato nella successiva estate per aiutare in fattoria.
Nel giugno 1817 quando suo padre andò a prendere Giovanni Gabriele per riportarlo a casa, ricevette una sorpresa. Gli insegnanti della scuola erano rimasti impressionati da Giovanni Gabriele. Essi avevano suggerito alla zio di fargli completare la scuola secondaria e di farlo entrare poi al seminario maggiore per prepararsi al sacerdozio.
Né gli insegnanti né suo zio avevano parlato di questo a Giovanni Gabriele: avevano prudentemente aspettato l'arrivo del padre per discuterne prima con lui. Il padre non fece obiezioni e tornò a casa: Giovanni Gabriele ebbe così del tempo per riflettere. E' evidente che non aveva mai pensato prima di farsi prete. Alcune settimane dopo, il 16 giugno 1817, egli scrisse a suo padre dicendogli che dopo aver molto pregato aveva deciso di seguire il suggerimento dello zio e di volersi preparare al seminario e al sacerdozio.
Avendo preso questa decisione, doveva studiare molto per mettersi a pari con i ragazzi della sua età, e gli furono date lezioni extra per aiutarlo in questo. Una delle materie che ebbe bisogno di studiare fu il Latino, che non aveva neanche incominciato. Lo studiò per tutta le vacanze estive del 1817 con un prete al quale suo zio aveva chiesto aiuto. Alcuni anni dopo la morte di Giovanni Gabriele questo prete, rievocò quei giorni, e ricordò alcuni episodi.
A Novembre aveva fatto sufficienti progressi per passare alla classe successiva. Nella Pasqua 1818 passò di nuovo e nel Novembre 1818 saltò due classi e poche settimane dopo arrivò all'ultimo anno. Nel primo trimestre dopo l'estate del 1817 fu classificato come il secondo della classe, una valutazione che conservò in seguito quasi sempre.
Alla fine del 1817 i Vincenziani avevano tenuto una missione a Montauban, e Giovanni Gabriele aveva comunicato a suo zio che avrebbe voluto essere Vincenziano. Suo zio non lo incoraggiò: e, in quel momento, fu probabilmente una risposta corretta e prudente. Nel Maggio di quell'anno Jacques aveva scritto a un confratello che aveva sette ragazzi nella sua scuola che volevano entrare nella Congregazione, ma suo nipote non era menzionato fra quelli. Più tardi egli fu d'accordo con Giovanni Gabriele, e in una lettera al Superiore Generale nel dicembre 1817 scrisse: "Ho qui un mio nipote, che prenderà presto il nostro abito. Ce ne sono anche altri, ma hanno bisogno di un esame più accurato".
Le cose erano ancora lontane dalla normalità a Parigi e non c'era alcuna casa di formazione per i nuovi aspiranti. Jacques suggerì al Superiore Generale che un seminari interno poteva essere istituito a Montauban. Questa idea fu accettata, ed un anziano Vincenziano fu mandato da Parigi per esserne il Direttore. Il 10 marzo 1818 Giovanni Gabriele fu accettato: il suo primo passo per diventare un prete Vincenziano.

Durante il suo seminario interno Giovanni Gabriele continuò la sua istruzione secondaria, poi studiò filosofia e insegnò anche nelle classi inferiori. Il 28 dicembre 1820, nove giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, fu inviato a Parigi per iniziare Teologia. Il suo corso di teologia durò da Gennaio 1821 a Ottobre 1823. Erano passati pochi mesi dal suo ventiduesimo compleanno ed era troppo giovane per l'ordinazione.
Fu mandato ad insegnare in un convitto che la Congregazione aveva a Montdidier, tra Parigi ed Amiens. Nell'Aprile 1824 fu ordinato suddiacono dall'Arcivescovo di Parigi nella sua cappella privata. Nel Maggio 1825 fu ordinato diacono in Saint-Sulpice. Il 23 settembre dell'anno seguente fu ordinate sacerdote nella Cappella delle Figlie della Carità a Rue du Bac.
Per uno dei suoi viaggi a Parigi gli fu fornito un passaporto, che ci è rimasto. E' descritto così: altezza 1,65 cm; capelli neri che scendono sulla fronte; ciglia castane; occhi grigio-neri; naso regolare; labbra piccole; barba nera; mento rotondo; viso tondo; aspetto rubicondo.
La barba nera doveva in realtà essere una leggera peluria, più che una vera barba.


Suo zio cercò di far destinare Giovanni Gabriele a Maontauban, ma senza successo. Egli fu assegnato a Saint-Flour nel Massiccio Centrale per insegnare Teologia.
In una lettera datata 2 novembre dice questo a suo fratello, e dice che è contento dell'assegnazione, e che non poteva andare meglio per la sua salute.
Per il resto della sua vita, la salute gli darà sempre qualche problema.
Alla fine del suo primo anno lì, disse a suo padre in una lettera datata 14 Luglio 1826 che la sua salute era buona, ma era molto stanco; che sarebbe stato a casa per le vacanze estive e che il vino di suo padre non sarebbe andato bene a Saint-Flour.
Al suo ritorno a Saint-Flour nell'autunno si ritrovò con un nuovo lavoro in una differente casa della città, una specie di convitto per studenti che erano iscritti al college nella città. Ebbe l'incarico di porre fine ad un periodo di difficoltà e problemi. Lo fece con grande successo, e mantenne questo incarico per cinque anni.
Ci sono rimaste 23 lettere di questo periodo, soprattutto a suo fratello Louis, che lo aveva seguito in Congregazione ed era a Parigi. All'inizio, nel suo primo anno a Saint-Flour, Giovanni Gabriele aveva dovuto rendere conto ad un ispettore didattico su situazioni finanziarie. In una delle sue lettere egli disse a questa persona: "A parte lo stato di fatto in sé, per favore noti l'assurdità della sua ipotesi". E' una cosa straordinaria che un prete di 25 anni dica questa cosa ad un importante ispettore. Devono essersi stabilite presto buone relazioni tra di loro, perché la stessa persona si adoperò con successo per il conferimento a Giovanni Gabriele del grado di Bachelier-ès-Letters dell'Università di Francia.
Giovanni Gabriele ebbe sempre ottime relazioni con Louis, come mostrano le sue lettere. Da fratello maggiore poteva trattare Louis in modo amichevole, ma poteva anche dargli i buoni consigli di un fratello grande a un fratello di sei anni più giovane.
Louis sperava di essere mandato in Cina, e Giovanni Gabriele gli consigliò di studiare fisica in un collegio statale, per ottenere una qualifica che avrebbe potuto essere utile in Cina. Egli nota che egli stesso aveva avuto l'idea di andare in Cina, e che questo poteva ancora succedere. In una lettera a suo fratello dice che vedrà intorno a Saint-Flour per un buon cavallo da mandargli, ma afferma che non pagherà lui: suo padre dovrà pagare!
Il 28 novembre 1829 scrive a Louis:
Non fare tante domande su di me. Se tu sapessi in che stato sono non mi tratteresti così duramente. Per quanto abbiamo solo un centinaio di giovani, io sono oberato di lavoro. Sono estremamente stanco: fisicamente e mentalmente. Non so quale sarà l'esito di un malessere generale che ho avuto per molto tempo e che sta progressivamente peggiorando.
La sua malattia, sotto forma di una continua stanchezza, è ricordata in molte lettere. Nella Pasqua 1830 egli scrisse a Louis:
La quindicina di Pasqua, che per la maggior parte dei preti è di gran lavoro, è un periodo di riposo per me. I ragazzi sono in vacanza. Avevo bisogno di questa pausa. Durante gli ultimi sei mesi penso che non ho avuto due giorni senza emicrania, dolori agli arti e sangue che sembrava un fuoco. Niente mi impegna di più dei dettagli dell'amministrazione; niente assorbe le mie forze come le preoccupazioni.
L'uomo che scriveva queste due lettere aveva solo 28 anni.
Sperava di incontrare Louis prima della partenza di questi per la Cina. Ma non fu così. Louis fu ordinato sacerdote il 3 ottobre 1830 e salpò per la Cina il mese seguente. Durante la seconda parte del suo viaggio, su un'altra nave, tra l'isola di Réunion e Java, gli venne la febbre. Morì il 2 maggio 1831, e fu sepolto in mare. La notizia di tutto questo non raggiunse la Francia fino al Febbraio 1832. Giovanni Gabriele scrisse lettere molto commoventi ai suoi genitori e a suo zio. A quest'ultimo espresse il desiderio di andare in Cina al posto di Louis.
Nell'estate del 1832 fu richiamato da Saint-Flour a Parigi per aiutare il direttore dei seminaristi e studenti, che era un confratello da prima della Rivoluzione ed aveva 65 anni. La maggior parte del lavoro sembrò ricadere sul nuovo assistente del direttore.
L'Assemblea Generale del 1829 aveva espresso l'auspicio che fosse istituita una commissione per studiare i documenti della Comunità del periodo pre-Rivoluzionario e Giovanni Gabriele ne fu nominato segretario.
Il 10 marzo 1834 scrisse a Jean-Baptiste Torrette, che era stato ordinato con lui ed era stato mandato in Cina. Disse che aveva sperato di poter andare in Cina, ma la sua salute era stata sempre un problema. Disse comunque che avrebbe incoraggiato i suoi studenti a volerci andare. Mandò a suo zio la lettera del Superiore Generale del Gennaio 1835, ed il primo numero degli Annales de la Mission; entrambi pieni di molte cose relative alla Cina. Giovanni Gabriele continuò a chiedere, ma il Superiore Generale rifiutò sempre le sue richieste a causa della sua salute.
Alla fine la questione fu demandata al dottore per una risposta definitiva, ed il dottore diede il suo permesso.
Nel Febbraio 1835 scrisse a suo zio per dirgli che aveva raggiunto il suo scopo stava per andare in Cina.
In una lettera dalla Cina, datata 18 agosto 1836, a Jean Grappin, uno degli Assistenti a Parigi, scrisse che fin da quando frequentava la scuola aveva avuto una qualche vaga idea che la Cina era la destinazione che Dio gli aveva riservato.
Salpò da Le Havre nel marzo 1835 ed arrivò a Macao il 29 agosto. Il 9 settembre scrisse a un confratello a Parigi dicendogli che aveva cominciato a studiare il cinese:
Penso che ci vorrà molto tempo per imparare la lingua… Si dice che Fr. Clet la parlò solo con difficoltà. Che io….. possa essere come quel venerabile confratello, la cui lunga vita apostolica fu coronata con la gloriosa palma del martirio.

Alla fine della lettera egli dice che la sua salute è migliorata. I confratelli portoghesi a Macao lo credevano cinese, mentre egli credeva loro francesi…
Il 21 dicembre intraprese il lungo viaggio verso la destinazione finale all'interno della Cina, ma prima di partire scrisse una breve lettera a suo fratello Jacou, che aveva seguito i suoi due fratelli più grandi nella Congregazione. Gli disse che il viaggio sarebbe stato di 200 leghe, e che sarebbe più di due mesi. 200 leghe sono circa 900 Km. Il viaggio durò più di quanto aveva previsto e arrivò a Ho-nan solo il 15 giugno.
Continuò lo studio della lingua, ma lottando contro una serie di problemi di salute.
Il 18 agosto scrisse a un confratello di Parigi chiedendo due o tre cinti per contenere un'ernia inguinale sul lato destro, poiché non poteva continuare senza. Quando alla fine i cinti arrivarono… erano quelli per il lato sinistro!
Non ci sono rimaste lettere del periodo tra la fine di Agosto e il 28 dicembre 1836. In una lettera con quest'ultima data, a un confratello a Macao egli nota che la salute gli sta dando ancora più problemi: ha contratto una specie di febbre e ha ricevuto l'estrema unzione, non ha potuto riprendere lo studio della lingua fino a metà Novembre. A Dicembre ha predicato per la prima volta in cinese.
Non ci è rimasta alcuna lettera dal Dicembre 1836 a fine agosto 1837. Durante i restanti mesi di quell'anno scrisse a confratelli di Macao e Parigi parlando di vari questioni pratiche. Diceva che se qualcuno non è stato di persona in Cina non può capire di che cosa i confratelli che sono in Cina stanno scrivendo. In Macao perciò ci dovrebbe essere sempre un confratello che abbia avuto personalmente esperienza di vita missionaria nell'interno della Cina, che potrebbe così rapportarsi in modo realistico e pratico ai problemi dei confratelli missionari.
Nel settembre 1838 fece notare a un confratello a Parigi che una progettata biografia di San Vincenzo in latino, per i confratelli cinesi, non avrebbe dovuto essere pubblicata finchè non ne fosse stata mandata a Macao una bozza. I confratelli di là, che avevano avuto esperienza di vita in Cina, avrebbero potuto decidere se corrispondeva ai bisogni dei confratelli cinesi. Diceva che i confratelli cinesi avevano difficoltà a comprendere L'imitazione di Cristo in latino. Qualche confratello francese di Macao lo criticava perché si occupava troppo di cose futili: egli ammetteva che poteva essere vero, ma non avrebbe mai cambiato opinione sulla questione della necessità di avere a Macao un confratello che avesse avuto esperienza personale della vita missionaria in Cina.
In una lettera a Parigi del 10 agosto 1839 egli dice che dal settembre 1838 alla Pentecoste 1839 aveva dato 17 missioni, e che da allora era estremamente impegnato. Aveva pensato di intraprendere un altro impegno missionario, ma un altro confratello aveva deciso di prendere il suo posto "avendo avuto pietà delle sue povere gambe". Questo significa che in agosto e settembre Giovanni Gabriele rimase nella casa di comunità di Kou-tchen.
Il 15 settembre Giovanni Gabriele, Jean-Henri Baldus CM e Giuseppe Rizzolati OFM (Giuseppe da Clauzeto) stavano facendo colazione insieme quando furono avvisati che una banda di soldati si stava avvicinando e che dovevano scappare dal pericolo imminente. Una feroce persecuzione anticristiana si stava sviluppando proprio in quel periodo.

Giovanni Gabriele prese la direzione opposta agli altri due e quindi si separarono. I soldati invasero la casa e la incendiarono.
Nel giro di due giorni Giovanni Gabriele fu trovato, dopo che i soldati avevano picchiato un catecumeno e lo avevano costretto a rivelare dove era il prete. Fu arrestato con due capi d'accusa: ingresso illegale in Cina e predicazione di una religione straniera proibita. Ciascuna di queste accuse prevedeva la pena di morte. Fu ovviamente ritenuto colpevole di entrambe le accuse e fu condannato a morte.

La condanna a morte aveva bisogno della conferma dell'imperatore, così restò in prigione finchè non arrivò questa conferma nel settembre 1840. Fu giustiziato l'11 di quel mese, strangolato con una corda mentre era legato al patibolo.
Durante l'anno di prigionia fu trattato bene, tranne un periodo in cui venne crudelmente torturato e malmenato sia in prigione che in tribunale. Un confratello cinese, André Yang, ebbe modo di visitarlo in prigione molte volte, facendosi passare come una persona interessata a studiare il sistema carcerario cinese.
Poco dopo la morte di Giovanni Gabriele, Yang , in una lettera a un confratello di Macao, rivelò alcuni dettagli e più tardi testimoniò al processo di beatificazione.
Per la beatificazione di un martire, tutto quello che è necessario accertare è che la persona in questione sia stata messa a morte per una specifica motivazione anti-religiosa. Nel caso di Giovanni Gabriele uno dei capi d'accusa contro di lui era appunto che aveva predicato il Cristianesimo.
Fu beatificato il 10 novembre del 1889 e fu canonizzato il 2 giugno del 1996.