Il 3 febbraio, memoria liturgica della Beata Suor Giuseppina Nicoli, la Cappella dell’Asilo della Marina è stata attraversata per l’intera giornata da un continuo pellegrinaggio di persone. Non solo nei momenti delle celebrazioni eucaristiche, ma fin dal mattino e fino al pomeriggio inoltrato, fedeli, devoti, famiglie, religiose e semplici visitatori hanno sostato in preghiera davanti alle spoglie mortali della Beata Suor Giuseppina Nicoli e della Serva di Dio Suor Teresa Tambelli, affidando intenzioni, ringraziando per le grazie ricevute, cercando consolazione e luce. Un cammino silenzioso e discreto, fatto di passi lenti e cuori aperti, che ha restituito il senso di una presenza ancora viva: quella di una Figlia della Carità che continua ad accompagnare la sua città.

Suor Giuseppina Nicoli, nata a Casatisma nel 1863, visse a lungo a Cagliari, dove spese la sua vita al servizio dei più piccoli e dei più poveri, in particolare presso l’Asilo della Marina. Qui seppe incarnare con fedeltà e dolcezza il carisma vincenziano, scegliendo di abitare le periferie umane con uno stile fatto di prossimità, ascolto e amore concreto. Una santità feriale, vissuta nel nascondimento, che ancora oggi continua a parlare e a generare bene.

La giornata è stata accompagnata da tre celebrazioni eucaristiche, diverse per assemblea e accenti, ma unite da un’unica gratitudine: quella per una vita interamente Donata e per una testimonianza che resta sorprendentemente attuale. La prima Messa, al mattino, ha riunito le religiose, ponendo al centro la vita consacrata. A presiedere l’Eucaristia è stato padre Simone Farci, religioso francescano e rettore della chiesa di Santa Rosalia. Nell’omelia è emersa l’immagine di una consacrazione che resta accanto alle ferite dell’umanità, senza cedere alla logica dello scontro e senza rinunciare alla verità del Vangelo. Riferendosi alla Beata Giuseppina, il celebrante ha ricordato come la sua è stata una profezia vissuta nel quotidiano, senza clamore, ma capace di attraversare il tempo e parlare ancora oggi. Una presenza discreta e salda, capace di rendere credibile la speranza.

La seconda celebrazione, a metà giornata, ha raccolto i volontari e gli operatori Caritas e i volontari degli organismi assistenziali della Consulta diocesana. La Messa è stata presieduta da Don Marco Lai, parroco di Sant’Eulalia e direttore della Caritas diocesana, di cui la Beata Giuseppina Nicoli è patrona (leggi l’articolo di Kalaritana Media). L’omelia ha richiamato il cuore del servizio caritativo, ricordando che la carità evangelica nasce dall’incontro e cresce nella prossimità. Suor Giuseppina – è stato ricordato – non si è limitata a fare il bene, ma ha scelto di stare dentro le ferite delle persone, riconoscendone fino in fondo la dignità. Il suo stile continua a indicare una via concreta di servizio ai poveri, capace di restituire fiducia e futuro.

Nel pomeriggio, la terza Messa ha riunito i Marianelli e le ex alunne, i volontari e i benefattori dell’Asilo, i devoti della Beata, in un clima semplice e familiare. A presiedere la celebrazione è stato mons. Alberto Pala, parroco della Cattedrale di Cagliari. La riflessione ha messo in luce una santità fatta di fedeltà quotidiana, di piccoli gesti vissuti con amore. Suor Giuseppina continua a insegnarci che la santità non allontana dalla realtà, ma la abita, la consola e la trasforma. Una santità che educa, accompagna e continua a generare legami. Al termine di ogni celebrazione, la comunità ha elevato con fiducia la preghiera per ottenere la canonizzazione della Beata Suor Giuseppina Nicoli, affidando alla sua intercessione la Chiesa, la città e il mondo intero. Un gesto semplice e corale, che ha attraversato l’intera giornata come un unico respiro di fede.