Nel mese di gennaio 2026 la Famiglia Vincenziana della Sardegna si è ritrovata per vivere due giornate di Seminario Vincenziano, domenica 18 gennaio a Cagliari e domenica 25 gennaio a Sassari. Due appuntamenti vissuti in un clima semplice e familiare, come accade quando una famiglia si raduna per ascoltarsi, pregare e rinnovare insieme il senso del proprio cammino. Le giornate si sono aperte, sia a Cagliari che a Sassari, con un momento di preghiera guidato da Padre Bruno Gonella C.M., Direttore Provinciale delle Figlie della Carità, durante il quale, attraverso il canto, è stato invocato lo Spirito Santo. È stato un tempo raccolto ma vivo, nel quale affidare al Signore il Seminario, chiedere il dono dello Spirito e ritrovare l’unità dei cuori, lasciandosi preparare interiormente all’ascolto e al confronto.

Prima di entrare nel vivo della relazione, Padre Salvatore Farì C.M., da comunicatore appassionato e coinvolgente, ha voluto ambientare l’assemblea in modo originale: sulle note della celebre Marcia di Radetzky ha invitato tutti a battere le mani insieme. Un gesto semplice e sorridente, che ha subito creato sintonia e partecipazione, offrendo un’immagine efficace della carità vincenziana come cammino condiviso, dove nessuno è spettatore e ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo.

La relazione, dal titolo San Vincenzo de’ Paoli, iniziatore del senso sociale nella Chiesa, ha accompagnato i partecipanti in una riflessione profonda e allo stesso tempo concreta sulla carità condivisa, aiutando a riscoprire la straordinaria attualità della figura di San Vincenzo. È emerso il volto di un uomo di fede capace di leggere il proprio tempo con lucidità evangelica, comprendendo che la povertà non è solo una somma di bisogni individuali, ma una ferita sociale che interpella l’intera comunità cristiana.

Padre Farì ha messo in luce come San Vincenzo abbia saputo trasformare la compassione in responsabilità condivisa, coinvolgendo laici, consacrati e istituzioni, e dando alla carità una forma stabile, organizzata e generativa. La sua non è stata una carità improvvisata, ma una carità pensata, pregata e vissuta insieme, capace di restituire dignità ai poveri e di renderli protagonisti. Non a caso Vincenzo amava ricordare ai suoi: Non basta amare Dio, se il mio prossimo non lo ama, richiamando tutti a una fede che si verifica nell’amore concreto e condiviso. I poveri, nella visione vincenziana, non sono destinatari passivi di aiuto, ma veri protagonisti, nostri signori e padroni, presenza viva di Cristo che interpella e evangelizza chi serve.

Il centro delle giornate è stato la celebrazione della Santa Messa. Le due omelie, diverse nel riferimento evangelico ma unite nello stesso orizzonte spirituale, hanno offerto una sintesi significativa del cammino vincenziano. Da una parte l’invito a coltivare uno sguardo contemplativo, capace di riconoscere e indicare Cristo che passa nei volti dei poveri, sull’esempio di Giovanni Battista, con uno stile di servizio umile e decentrato. Dall’altra il richiamo alla chiamata dei primi discepoli, alla conversione del cuore e alla disponibilità a “lasciare le reti”, cioè sicurezze e abitudini che talvolta rassicurano ma possono anche impedire di crescere. In entrambe, è risuonato forte l’appello a una risposta pronta e libera, capace di dire al Signore il proprio “subito”.

Nel pomeriggio è stata proposta l’opera multimediale Fino alla fine. Vincenzo De’ Paoli, Messaggero e Servo. Non un semplice filmato, ma un’esperienza immersiva che intreccia musica, immagini, parola e silenzi, offrendo un linguaggio narrativo capace di parlare al cuore. Attraverso quadri musicali e testi evocativi, l’opera ripercorre la vita di San Vincenzo, la sua passione per i poveri, il servizio instancabile, la ricerca della pace e della giustizia, mettendo in dialogo la sua storia con le ferite e le attese del mondo di oggi. Ne emerge il volto di un uomo totalmente consegnato al Vangelo, testimone di una carità fedele “fino alla fine”, che continua a interrogare e a chiamare la Famiglia Vincenziana a rinnovare il proprio impegno nel servizio e nella corresponsabilità.

Il dialogo conclusivo, arricchito dalle domande e dalle condivisioni dei partecipanti, ha reso evidente una Famiglia Vincenziana viva, desiderosa di confrontarsi, di discernere insieme e di sostenersi nel servizio quotidiano. Non risposte preconfezionate, ma un ascolto reciproco che è già, di per sé, esperienza di carità condivisa. Le due giornate di Seminario si sono concluse come erano iniziate: con la consapevolezza di essere una famiglia in cammino. Tornando alle proprie comunità e alle opere, ciascuno ha portato con sé l’invito a vivere una carità sempre più evangelica, semplice e fraterna, capace di mettere insieme i cuori e le mani. Come amava ricordare San Vincenzo: Amiamo Dio, fratelli miei, ma che sia con la forza delle braccia e il sudore della fronte.

Il Seminario è stato presentato anche dalla stampa che ha dato spazio al tema proposto e al significato dell’appuntamento. Gli articoli hanno contribuito a far conoscere il percorso previsto e il valore spirituale e comunitario dell’incontro, mettendo in luce l’attenzione al carisma vincenziano e all’impegno nella carità condivisa.