Dal 28 al 31 ottobre, il quartiere della Marina di Cagliari si è raccolto attorno alla figura della Beata suor Giuseppina Nicoli, per vivere il triduo e la festa in suo onore. Giorni di preghiera e di riflessione che hanno rinnovato il ricordo della sua presenza e della sua opera, profondamente legate a questo quartiere e alla sua gente.

Le celebrazioni eucaristiche si sono svolte nella chiesa parrocchiale di Sant’Eulalia, comunità che suor Giuseppina frequentava e alla quale era legata. Le sue spoglie e le sue reliquie sono custodite presso l’Asilo della Marina, luogo che conserva la memoria viva della sua instancabile missione di carità. Proprio dall’Asilo, il primo giorno, è partito il cammino con le reliquie, dando avvio alle celebrazioni. Ogni giornata è stata preceduta dalla recita del Rosario, momento di raccoglimento e affidamento al Signore per intercessione della Beata.

Durante i preparativi del Triduo e della festa, don Marco Lai, parroco di Sant’Eulalia, ha voluto coinvolgere anche le altre comunità parrocchiali, invitando i parroci a partecipare alle celebrazioni insieme ai propri parrocchiani. Un invito a vivere questo appuntamento come un’occasione di comunione e di condivisione, per ritrovarsi tutti insieme «alla scuola della Beata Nicoli, per imparare da lei come amare Dio e i poveri». Un messaggio che restituisce il senso più profondo della ricorrenza: non soltanto fare memoria della vita e dell’opera della Beata, ma lasciarsi ancora oggi guidare dalla sua testimonianza di fede e di carità.

Ad aprire il triduo è stato padre Valerio Di Trapani, Visitatore Provinciale, che ha invitato a guardare alla gioia e al sorriso di suor Giuseppina come frutto della grazia di Dio, e non di circostanze sempre favorevoli. La sua serenità nasceva, infatti, da una profonda relazione con il Signore, alimentata dalla preghiera.

Richiamando il momento in cui Gesù, prima di scegliere i Dodici, si ritira a pregare il Padre, padre Valerio ha ricordato che la preghiera è la sorgente di ogni missione autentica. Anche la santità di suor Giuseppina si è manifestata soprattutto attraverso la vita e i gesti concreti: la carità, la prossimità, l’umiltà e la tenerezza. Una testimonianza particolarmente attuale in un mondo segnato da conflitti e divisioni, che invita ciascuno a sostare davanti a Dio per imparare da Lui ad amare.

La seconda giornata è stata guidata da don Nicola Ruggeri, della parrocchia SS. Redentore di Monserrato. A partire dal Vangelo di Marta e Maria, il sacerdote ha richiamato il rischio di lasciarsi assorbire dalle tante attività e urgenze quotidiane, fino a perdere di vista ciò che è essenziale: la relazione con Cristo.

Suor Giuseppina fu instancabile nell’opera apostolica, ma sapeva anche fermarsi davanti al Signore, attingendo dalla preghiera la forza per donarsi agli altri. La sua vita, vissuta nella fedeltà alla vocazione, si intrecciò profondamente con quella dei ragazzi poveri del quartiere della Marina, i Piccioccus de crobi, che cercava di avvicinare alla fede e accompagnare nella crescita. Da questa storia emergono episodi significativi, come quello del ragazzo che, rifiutando una mancia per aver portato una valigia, affermò: «La Messa vale più della mancia», o del bambino che, dopo aver ricevuto la Comunione, esclamò: «Adesso posso anche morire».

Piccoli gesti e parole semplici, nei quali si riconosce il frutto di un’educazione alla fede capace di lasciare un segno profondo. La testimonianza della Beata ricorda che la santità non si costruisce attraverso gesti straordinari, ma nella fedeltà quotidiana a Cristo.

Nel terzo giorno del triduo, memoria di San Saturnino, patrono di Cagliari, la celebrazione è stata presieduta da don Giacomo Faedda, della parrocchia San Giovanni Bosco di Selargius. Il Vangelo dell’amore di Dio e del prossimo ha offerto l’occasione per riflettere sulla chiamata universale alla santità, in preparazione anche alla solennità di Tutti i Santi.

Don Giacomo ha ripercorso alcuni tratti della vita di suor Nicoli: dagli anni trascorsi a Casatisma, tra l’insegnamento e il servizio ai poveri, alla missione in Sardegna, dove si dedicò con generosità all’educazione cristiana, all’assistenza dei più fragili e alla cura dei ragazzi abbandonati. Tra questi, i Marianelli, i monelli di Maria, che trovarono in lei una presenza materna e una guida.

La sua fu una santità fatta di piccole virtù, di pazienza e di dono quotidiano, come il chicco di grano che, caduto nella terra, porta frutto. Anche il perdono offerto a chi l’aveva calunniata, accolto con il sorriso sul letto di morte, rivela la profondità del suo amore. Preghiera e carità furono in lei inseparabili: «Quando uno ama, non gli pesa nulla».

La giornata della festa ha avuto il suo momento culminante nella celebrazione eucaristica presieduta da mons. Ottavio Utzeri, Cancelliere diocesano e parroco della parrocchia San Gregorio Magno di Pirri. Il Vangelo delle Beatitudini ha richiamato la chiamata di ogni cristiano alla santità e la possibilità, per ciascuno, di rendere visibile la presenza di Dio attraverso la propria vita, anche nella fragilità.

Mons. Utzeri ha messo in luce la fede profonda e la carità operosa di suor Giuseppina, che seppe coniugare l’amore per Dio con un’autentica promozione umana, dedicandosi con particolare attenzione ai poveri. Ha ricordato anche la testimonianza di suor Teresa Tambelli durante il processo di beatificazione: suor Giuseppina tornava dalla Comunione luminosa e sorridente, tanto che le bambine dicevano: «Suor Giuseppina ride con gli angeli». Persino nelle prove e nelle contrarietà sapeva abbandonarsi alla volontà di Dio, ripetendo: «È il Signore che ha voluto così. Il Signore sia benedetto».

La giornata è culminata nella processione con le reliquie della Beata, che ha attraversato le vie del quartiere della Marina, portando la testimonianza di suor Giuseppina fuori dall’Asilo, tra le strade e la gente del quartiere che fu al centro della sua missione.

Particolarmente suggestivo e significativo è stato il cammino con i flambeaux accesi: piccole luci che, nella sera, hanno reso visibile il senso più profondo della testimonianza della Beata. Proprio quelle stesse strade, durante la giornata, erano tappezzate di immagini e simboli legati alla morte, in occasione delle manifestazioni di Halloween. La processione ha offerto così un contrasto eloquente: da una parte immagini che richiamavano la morte, esaltata negli aspetti macabri e mostruosi, dall’altra le fiammelle portate dai fedeli, segno di una luce che nasce dalla fede e annuncia la vita, la speranza e la risurrezione. Una testimonianza affidata al cammino, alla preghiera e alla presenza della comunità, che ha attraversato il quartiere portando un messaggio di vita.

Nell’omelia è risuonata anche una delle espressioni più significative della spiritualità di suor Giuseppina: «L’amore di Dio è misura dell’amore del prossimo. L’amore del prossimo è misura di quello di Dio». Una carità vissuta senza riserve, come ricordò suor Teresa Tambelli: «A imitazione di San Vincenzo si può dire che essa amò Dio col sudore della sua fronte e con la fatica delle sue braccia».

Le giornate di festa si sono concluse con un sentito ringraziamento a tutti coloro che le hanno rese possibili e belle: ai sacerdoti che hanno presieduto le celebrazioni e condiviso la riflessione sulla Parola di Dio; ai cori che, con generosità, hanno curato l’animazione liturgica; alla banda musicale, al gruppo folk, ai suonatori di launeddas, alle confraternite, che hanno arricchito la festa con la loro partecipazione e le espressioni della tradizione musicale e popolare; a quanti hanno collaborato all’organizzazione e alla buona riuscita degli appuntamenti; e a tutti i fedeli che, con la loro presenza e la loro preghiera, hanno partecipato al Triduo e alla festa.

L’augurio è che l’esempio della Beata suor Giuseppina continui a illuminare il nostro cammino e ci aiuti a vivere, secondo lo spirito di San Vincenzo, una carità concreta, attenta e creativa, capace di riconoscere e servire Cristo nei poveri. Che il suo sorriso e la luce portata per le vie della Marina ci incoraggino a essere, ogni giorno, testimoni di speranza e strumenti dell’amore di Dio.

Autore: Redazione