In occasione della XX Giornata Europea contro la tratta di esseri umani, il Progetto Elen Joy ha promosso momenti di incontro e testimonianza per sensibilizzare la società sul proprio impegno nella promozione dei diritti, nella prevenzione della tratta e del grave sfruttamento e nella costruzione di percorsi concreti di tutela e autonomia. Protagonista di questi incontri, dapprima all’Istituto Tecnico Mossa di Oristano e successivamente presso la Fondazione di Sardegna, è stato Remon Karam, attivista egiziano e cristiano copto, che ha condiviso la propria storia di migrazione e il percorso che lo ha portato a diventare una voce per chi rischia di non essere ascoltato. Gli incontri con Remon Karam hanno rappresentato occasioni preziose di confronto e sensibilizzazione. Attraverso il racconto personale e gli aneddoti legati al suo impegno civile, i partecipanti hanno potuto avvicinarsi a una realtà complessa, comprendendo quanto siano importanti l’accoglienza, la fiducia e la possibilità di essere riconosciuti come persone, prima ancora che come migranti.

Remon è fuggito dall’Egitto quando aveva appena quattordici anni. Il 17 luglio 2013 è stato soccorso in mare, dove la sua identità era stata trasformata in un numero: il 90, quello che portava sul petto non appena approdato in Sicilia. Un’immagine che richiama con forza il rischio che le persone migranti vengano considerate soltanto numeri, perdendo agli occhi degli altri la propria storia, i propri sogni e la propria individualità. Dopo il suo arrivo in Italia, l’incontro con una coppia che lo ha accolto e sostenuto ha rappresentato un passaggio importante del suo cammino. Attraverso l’accoglienza, le opportunità ricevute e lo studio, Remon ha potuto costruire nuove prospettive per il proprio futuro, fino a laurearsi due volte e a impegnarsi attivamente nella difesa dei diritti umani.

Oggi, attraverso la sua attività di sensibilizzazione, porta la propria esperienza raccontando non soltanto il viaggio che ha vissuto, ma anche le responsabilità, le difficoltà e il significato di essere attivista in Italia. La sua testimonianza invita a interrogarsi sulle condizioni di vulnerabilità che possono esporre le persone migranti al rischio di tratta, sfruttamento lavorativo e altre forme di abuso. La sua storia ci ricorda che un numero può tornare a essere un nome, una persona può ritrovare la propria voce e un’esperienza di vulnerabilità può trasformarsi in un impegno a favore degli altri.

È proprio in questo spazio di riflessione che si inserisce l’impegno del Progetto Elen Joy: riconoscere le situazioni di sfruttamento, favorire l’emersione delle vittime e costruire percorsi concreti di tutela, autonomia e libertà. Contrastare la tratta e il grave sfruttamento significa anche creare le condizioni perché ogni persona possa scegliere liberamente il proprio futuro, senza paura, ricatti o costrizioni. Perché la dignità non può essere un privilegio, la libertà non può dipendere dalle condizioni di partenza e i diritti devono essere garantiti a ogni persona. È da questo impegno condiviso che può nascere una società in cui nessuno venga lasciato indietro e ogni persona possa costruire il proprio futuro senza paura, coercizione o sfruttamento.

Autore: Laura Serra