Le giornate del triduo in preparazione alla festa della Beata suor Giuseppina Nicoli, sono state giornate intense di preghiera, di pensieri grati e affettuosi verso la nostra cara Sorella che con la sua testimonianza di vita ha ancora tanto da insegnare per un futuro di pace alle nuove generazioni e ai consacrati, portatori di speranza e di fede.
I tre parroci che ogni giorno si sono succeduti: Don Alberto Pala (Cattedrale di Cagliari), Don Andrea Secci (Santa Maria degli Angeli di Quartu Sant’Elena), Don Massimo Noli (San Benedetto a Cagliari), ci hanno accompagnato nel ripensare l’Amore a Dio come centro unificante del nostro esistere e, con la delicatezza propria del Vangelo, anche esortati a rivedere la risposta personale a questo Amore che Suor Nicoli, nelle ore liete e tristi della sua esistenza terrena, ha vissuto nella più totale fiducia in Dio e con altrettanta allegrezza in cuore che le era forza sorridere, senza mai voltarsi indietro e nella costante pratica del Comandamento dell’Amore.
Suor Nicoli, perciò, presa a modello di santità proprio perché Dio, non trovando in lei alcun ostacolo al suo progetto d’Amore, prende possesso della sua anima e della sua vita in una reciprocità di armonia e di sentimenti traboccanti di carità magnanima e misericordiosa, nell’assicurare dignità a miseri e indigenti abbandonati a se stessi. Ed è con questo popolo di poveri, di bambini e giovani da lei avvicinati, amati, alfabetizzati e aiutati a conoscere il buon Dio, istruiti e preparati alla vita che nell’ordinarietà di tutti i giorni è andata incontro al Signore.
Il triduo è stato allietato dalla bella presenza del coro parrocchiale che ha animato le celebrazioni. Numerosi i fedeli: gente comune, giovani immigrati, parrocchiani, Figlie della Carità, rappresentanti della famiglia vincenziana; tutti convenuti a omaggiare la donna e la consacrata i cui riverberi di santità insegnano ancora attraverso i suoi “gesti di cura e di carità”.
Il giorno della festa, domenica 26 ottobre, abbiamo vissuto la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi che, in una magistrale Omelia, ha raccontato della necessità che abbiamo di … coltivare la memoria di quella santità che ha calpestato le nostre stesse strade, gli incroci, le piazze, che è entrata nelle nostre case, perché Dio così si fa vicino a ciascuno di noi… sottolineando che… non c’è nulla di più bello della santità. Ciò che diciamo di vero, diventa capace di toccare e commuovere il cuore quando diventa anche bello, quando diventa così buono da essere bello… e di attrarci a sé.
Suor Nicoli, ha ribadito l’Arcivescovo, è …bella, bella nella sua santità, bella perché capace di “toccare il cuore e di attrarre a Dio …una bellezza (la sua) che attraeva l’attenzione di chi la guardava, soprattutto dopo la preghiera, nel rapporto intimo con il Signore… Noi dobbiamo dire grazie a Dio, perché ciò che è vero diventa buono quando è bello, quando diventa concreto, quando assume una forma di carne e di sangue, di volto, di tenerezza. E Dio non lascia mai il suo popolo senza la testimonianza di questa santità vicina, che dobbiamo custodire in tutti i modi. Quindi grazie a Dio per Suor Nicoli e per Suor Tambelli, che ne è una delle testimoni.
Prosegue nel commentare il Vangelo del fariseo e del pubblicano (Lc 18, 9-14). La parabola contrappone due uomini in preghiera: il fariseo che, senza alzare gli occhi al Cielo, chiuso in se stesso, si vanta delle sue opere buone e disprezza il pubblicano e, il pubblicano, invece, che con umiltà e sincero pentimento si batte il petto e, “davanti a Dio, non dentro di sé, prega: «Oh Dio, abbi pietà di me perché sono peccatore», Mons. Baturi con le sue parole rimanda tutti noi al fatto che il pubblicano … sta davanti all’amore di Dio perché si sente indegno”. Noi, invece: …siamo addolorati o arrabbiati? Inseguiamo un nostro ideale o stiamo accogliendo un amore che invochiamo perché abbia pietà di noi? «Abbi pietà di noi»…. un uomo ha bisogno di questa pietà; …basta scorrere il Vangelo: è impressionante, questo grido; è il grido degli uomini, dei dieci lebbrosi, è il grido, di questo pubblicano e il grido, fino all’ultimo, del ladrone buono: «Abbi pietà di noi».
E ricollegandosi ancora alla figura della Beata Nicoli, afferma: … la coscienza del pubblicano era la coscienza della Nicoli che nel 1912 alle sue seminariste scriveva così: «Facciano il vuoto in se stesse, morendo a se stesse e Dio le riempirà». Il cuore del fariseo è pieno di sé; il cuore del pubblicano è vuoto: è vuoto e chiede di essere riempito, come l’anfora della samaritana, vuota mentre va al pozzo dove incontrerà Gesù. Dio la riempirà. La vera vita spirituale è questo vuoto che è riempito da Dio. Il vuoto …ma scusate: noi crediamo in un Figlio di Dio che ha svuotato se stesso per divenire simile agli uomini; come possiamo appartenergli se siamo troppo pieni di noi stessi?
Il cuore è piccolo e non può contenere troppe cose; e se il cuore è pieno di noi stessi non ci sarà spazio per gli altri. Ecco perché, secondo la regola delle Figlie della Carità, si bacia la terra: questa terra è la nostra madre e noi torniamo ad essa per uscire trasformati. Quando facciamo questo atto discendiamo negli abissi del nostro nulla e ne veniamo trasformati. Ecco: il santo è chi non ha paura di scendere negli abissi del proprio nulla, perché è certo che anche lì in fondo, c’è Dio. Perché non ha paura? Perché in fondo a questi abissi c’è Cristo, che è sceso agli inferi, il mistero più sconosciuto da noi, ma più bello: la discesa di Gesù agli inferi. Continuando, l’Arcivescovo richiama a più riprese Suor Nicoli là dove dice: «Non abbiate paura di scendere negli abissi del vostro nulla. Diciamo allora: Signore, io sono davanti a Voi, nulla io sono davanti a Voi».
Impressionante – riprende Mons Baturi – è la stessa preghiera del pubblicano che, la Nicoli insegnava alle sue seminariste: «Signore, nulla io sono davanti a Voi». Quando si scende nel proprio nulla si trova la luce e la grazia, e si esce trasformati. Non abbiamo paura neanche di sentirci peccatori, perché è vero che siamo peccatori, ma è più vero che siamo amati; è vero che siamo polvere, ma è vero che siamo stati attratti all’eternità da Cristo morto e risorto. Chi ha troppa paura di affrontare se stesso è perché non crede realmente nella morte e risurrezione di Cristo.
Il che significa, ha proseguito l’Arcivescovo, che Suor Nicoli …era talmente convinta di questo che anche alla Visitatrice dice: «Umilmente e sinceramente Le chiedo di essere rimessa come semplice compagna», cioè voleva rinunciare alla sua carica — altro che sentirsi indispensabili «perché io sono una persona cieca e non vorrei, sebbene in modo incosciente, far del male alle mie compagne, alla casa e alle opere affidate».
La nostra cara Beata …si sentiva un nulla e persona cieca: per questo Dio l’ha riempita di sé, perché — lo spiega Sant’Agostino molto bene ed è il senso del dolore — il dolore e la sofferenza ci scavano dentro per fare più spazio a Dio… Sia chiaro: anche il fariseo, magari — come abbiamo sentito — faceva l’elemosina, digiunava e pagava le decime più del pubblicano. La questione vera è che davanti a Dio non conta il bene che fai: conta il buono che sei divenuto. E questo dobbiamo dircelo molto chiaramente, perché si può fare anche del bene per uno scopo sbagliato, e davanti a Dio questo non conta: conta solo cosa, chi sei, cosa stai diventando. E chi si sente così, nulla davanti a Dio, e chiede pietà, concede pietà ai poveri.
Ed ecco perché, riprendendo ancora in breve le parole dell’Arcivescovo, Suor Nicoli, …mentre davanti a Dio si dichiara bisognosa del pane quotidiano, davanti al povero che è nel bisogno, fa’ da parte sua quello che vorrebbe sia fatto a lei». Vuoi pietà? Offri pietà. Bussi al cuore di Dio? Apri la porta a chi ti chiede aiuto… la preghiera è ciò che connette la mia povertà al bisogno degli altri. Siamo tutti poveri, siamo tutti bisognosi e, davanti a Dio, affermo il mio bisogno e busso alla sua porta e chiedo il pane, e avverto con più acutezza il bisogno di chi, alla porta, bussa a me per chiedermi pane. Chi ha bisogno di pietà avverte la pietà di cui gli uomini hanno bisogno; chi invece è pieno di sé, vede negli altri un concorrente — eh sì, è così — e invece siamo tutti poveri davanti a Dio.
In terzo luogo Mons. Baturi fa un’osservazione cruciale e cioè che …da questa commozione profonda… la Nicoli e la Tambelli che stanno davanti a Dio per chiedere pietà, si accorgono della pietà di cui hanno bisogno i bambini nelle strade o gli uomini e le donne nelle loro case, nasce un’azione, una vera azione solidale.
A sigillo di tutto, il nostro Vescovo riferisce una bellissima espressione di Papa Leone: «La commozione deve diventare azione comune». Commozione non è, ha commentato Mons. Baturi, un semplice sentimento: è un’azione, è un fare, è un andare incontro; e la commozione più profonda deve diventare un’azione comune. Per questo il ministero e cioè la testimonianza di questa santa si svolge nella strada, perché è il luogo di tutti, il luogo dell’incontro tra gli uomini e per i poveri, ma con i poveri; dando il pane ma offrendo un senso, una speranza; offrendo aiuto e portandoli (i poveri) a pregare; dando pane ed educazione: un’azione comune a favore dell’uomo intero, così che, nel dare il pane di cui gli uomini hanno bisogno, non posso non dare quel pane di speranza di cui hanno ancora più bisogno.
Al termine della santa Messa, la processione con le reliquie della cara Beata, ha visto la partecipazione di fedeli provenienti dalle diverse parti della città, ha attraversato le strade del Quartiere Marina ancora piene di turisti discreti e silenziosi durante il nostro passaggio. Le reliquie sono state riportate, a suon di banda musicale e di preghiere, nella Cappella dell’Asilo della Marina.
Autore: M.R. Columbano, FDC




























