Il mio servizio come Figlia della Carità si svolge ad Abbasanta, dove lavoro come educatrice nell’asilo nido. I superiori mi hanno dato la delega per far parte del Coordinamento Pedagogico Territoriale del distretto Ghilarza-Bosa. Per me è stata un’esperienza nuova. All’inizio non nascondo di essermi sentita un po’ fuori posto: ero l’unica suora e, in alcune situazioni ho pensato di non essere del tutto all’altezza del compito che mi era stato affidato. Pian piano le cose sono cambiate e ho cominciato a sentirmi più a mio agio, ad aprirmi maggiormente e soprattutto a sperimentare la disponibilità degli altri ad ascoltarmi, mentre anch’io imparavo ad ascoltare loro.

Il Coordinamento mi ha dato la possibilità di conoscere altre scuole e altre realtà educative del nostro territorio, di incontrare insegnanti ed educatrici, ma anche di avere rapporti più diretti e umani con pedagogisti e assistenti sociali. Visitare altre realtà, vedere come lavorano, confrontarsi su difficoltà e possibilità che incontriamo ogni giorno nell’educazione dei bambini è stato per me un arricchimento sotto molti aspetti. Durante l’anno abbiamo affrontato diversi temi: i diritti dei bambini, l’inclusione, gli spazi educativi e soprattutto il rapporto con le famiglie.

A conclusione di questo percorso, dal 9 al 13 giugno, abbiamo partecipato a un viaggio di studio a Malaga, in Andalusia. Non considero questa esperienza come qualcosa di separato da tutto ciò che avevamo fatto durante l’anno: per me è stata piuttosto la conclusione di un cammino vissuto insieme all’interno del Coordinamento Pedagogico Territoriale. A Malaga abbiamo potuto conoscere da vicino scuole, asili e servizi per l’infanzia e osservare un modo di organizzare l’educazione che, per alcuni aspetti, è diverso dal nostro. Il confronto è stato interessante proprio perché non si è trattato soltanto di conoscere un altro sistema, ma anche di guardare con occhi nuovi ciò che facciamo nelle nostre realtà.

Uno degli aspetti che mi ha colpita è stata la maggiore libertà lasciata ai bambini. Abbiamo visitato, per esempio, una scuola frequentata da bambini dai tre ai dodici anni e, durante la ricreazione, piccoli e grandi stavano insieme. I bambini più grandi si prendevano cura dei più piccoli. È una realtà che, in qualche modo, conosco già anche nella mia scuola. Da noi ci sono il nido e la scuola dell’infanzia e capita che i bambini di cinque anni aiutino i più piccoli, per esempio accompagnandoli o aiutandoci a farli passeggiare con il passeggino, sempre naturalmente sotto lo sguardo degli adulti. Vedere qualcosa di simile anche in un’altra realtà mi ha permesso di riconoscere il valore di esperienze che già viviamo quotidianamente.

Nelle scuole andaluse abbiamo osservato anche un modo diverso di vivere gli spazi. Le aule non sono necessariamente organizzate secondo schemi rigidi: i bambini lavorano anche in piccoli gruppi, gli insegnanti si muovono tra loro e gli ambienti vengono utilizzati in maniera flessibile. Alcune scuole non sono perfette o particolarmente curate dal punto di vista degli arredi come spesso cerchiamo di fare noi: i banchi possono essere diversi tra loro, così come le sedie e gli altri materiali. Eppure quegli spazi vengono vissuti pienamente dai bambini.

Un altro elemento importante è l’apertura della scuola al territorio e alle famiglie. Nelle realtà che abbiamo visitato, genitori, nonni e altre persone della comunità possono partecipare alla vita scolastica e mettere a disposizione le proprie competenze. Anche i bambini vengono aiutati a conoscere il quartiere nel quale vivono e a sentirsi parte della comunità. In alcuni casi, inoltre, le scuole non dispongono di grandi giardini o di spazi verdi. Questo non impedisce però di cercare altre possibilità: il quartiere, i parchi e gli spazi della città possono diventare luoghi educativi. Il viaggio è stato importante anche per un altro motivo: durante quei giorni il nostro gruppo si è unito maggiormente. Abbiamo avuto anche la possibilità di stare insieme e di conoscerci meglio personalmente e non solo professionalmente. Questo ha rafforzato i rapporti che si erano costruiti durante il percorso dell’anno.

Non abbiamo incontrato un sistema perfetto. Anche nelle realtà andaluse esistono difficoltà e limiti. Ciò che è stato utile, però, è stato vedere come un territorio mediterraneo, per molti aspetti vicino al nostro, cerchi di trovare risposte concrete alle esigenze dei bambini, delle famiglie e delle scuole. Se penso a ciò che mi porto dietro da questa esperienza, penso soprattutto alla crescita personale e professionale che ho vissuto.

Ciò che ho conosciuto e imparato attraverso il Coordinamento e durante il viaggio a Malaga non rimane soltanto un’esperienza personale, ma può diventare qualcosa da condividere e da riportare, con gradualità, nella realtà nella quale ogni giorno sono chiamata a lavorare: nel mio servizio quotidiano: nel rapporto con i bambini, con le famiglie e con le mie colleghe.

Autore: Suor Pasquina Tola, FdC