Non c’è sapienza, né fede, né bellezza, se non ho in me la Carità. Solo l’amore è specchio dell’Eterno, non finirà in un tramonto. Non c’è potenza, né forza, né speranza, se non ho in me la Carità. Un grido sale da chi non ha che te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Tra le mie braccia il dono del conforto Nel mio silenzio la forza del perdono Nei miei pensieri la strada verso te Signore della vita. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. Con te Vincenzo risplende un’alba nuova, un sole che vivrà negli occhi dei più poveri. La Carità in te si fa presenza, il sogno dell’eterno in te si fa realtà. In te si si fa realtà, in te si fa realtà, in te si fa realtà.
Francesco Regis Clet CM (1748-1820)
Francesco Regis Clet CM (1748-1820)
di Thomas Davitt CM


Francesco Régis Clet nacque a Grenoble., versante occidentale delle Alpi della Savoia. Era il decimo di una famiglia di quindici figli. Suo padre era un facoltoso uomo d'affari con un negozio in una zona centrale della città, dal quale la famiglia traeva le sue risorse. La casa dove è nato esiste ancora.
Dopo gli studi superiori entrò nel locale seminario per farsi prete, ma all'età di 21 anni entrò nella Congregazione della Missione a Lyon, dove completò i suoi studi e fu ordinato nel 1772.

Fu poi assegnato al Seminario di Annecy per insegnare teologia morale. Annecy si trova a circa 90 Km a nord di Grenoble, e l'edificio del seminario, che esiste ancora, era splendidamente posto sulla riva di un lago. Nel 1788 fu eletto delegato della Provincia di Lyon alla sedicesima Assemblea Generale dei Vincenziani a Parigi: era il più giovane dei delegati presenti. Impressionò favorevolmente il neo-eletto Superiore Generale, che gli chiese di rimanere a Parigi come direttore del seminario interno. La situazione della sua nuova Casa rappresentava un drastico cambiamento rispetto alla casa sulle sponde del lago d'Annecy.

Undici mesi dopo la fine dell'Assemblea, la Casa Madre dei Vincenziani, Saint-Lazare, fu assalita dalla folla in tumulto il 13 Luglio 1789, il giorno prima della Presa della Bastiglia. Per qualche anno il governo centrale della Congregazione fu gravemente sconvolto, ma nel 1791 il Superiore Generale decise di inviare tre confratelli in Cina. Uno degli scelti fu nell'impossibilità di partire, così Francesco si offrì volontario per prendere il suo posto: aveva 43 anni.
Sfortunatamente non abbiamo alcuna lettera scritta da lui durante la sua giovinezza, il tempo del seminario o il periodo trascorso ad Annecy. Quando fu accettato al posto del confratello destinato alla Cina, egli scrisse alla sua sorella maggiore Maria Teresa, che era anche la sua madrina, il 10 marzo 1791. Questa lettera è la prima della 75 lettere da lui scritte e che ci sono rimaste. Le parole iniziali di questa lettera sono rivelatrici di qualcosa di importante di chi le scrive:

"Finalmente i miei desideri sono stati esauditi e sono al massimo della felicità. La Provvidenza vuole che io parta per lavorare alla salvezza degli infedeli. Se n'è presentata l'opportunità inaspettatamente ed io l'ho colta con passione. Ho appena avuto un incontro su questo con il Superiore Generale ed egli è pienamente disposto ad assecondare i miei desideri".
Egli continua poi riferendosi ai vari aspetti pratici cui deve interessarsi. Dice che ha già fatto testamento, ma si devono fare alcune precisazioni nel caso egli sopravvivesse alla sorella. Egli non le affiderà il controllo completo dei suoi beni. Se facesse così, e poi, tornato dalla Cina, trovasse lei già morta, non potrebbe reclamare niente. E' evidente che era un uomo dal grande senso pratico. Egli ha dovuto pagare per il suo viaggio in Cina con denaro preso in prestito dalla Cassa della Comunità, con la condizione che Maria Teresa avrebbe restituito il denaro alla Comunità prelevandolo dai beni di Francesco.
Sua sorella, in modo abbastanza naturale, tentò di dissuaderlo dal partire. In risposta, egli scrisse:

"Può essere , naturalmente, che stia facendo un errore, ma almeno sono in buona fede. Se Dio non benedirà il mio tentativo, ammetterò il mio errore ed in futuro starò in guardia contro le illusioni della mia immaginazione o vanità; l'esperienza mi insegnerà un po' di buonsenso".
Qui di nuovo egli mostra di essere un uomo pratico, nelle cose spirituali come in quelle finanziarie. Il vecchio professore di teologia morale si rivela nel suo accenno all'essere in buona fede.
C'è un interessante giudizio sui Francesco scritto all'incirca al tempo della sua partenza. Jean-François Daudet, l'economo a Saint-Lazare , scrisse a Robert Hanna, un confratello irlandese che era a Macao in attesa di recarsi a Pechino:

"Padre Clet, che ha insegnato con successo teologia per quattordici anni, è giunto qui per l'Assemblea Generale. Lo hanno conosciuto abbastanza per apprezzare il suo valore e lo hanno fatto direttore del seminario interno, ed io penso che il Padre Generale, nonostante il suo affetto per voi, non l'avrebbe lasciato andare se ci fosse un futuro per la Congregazione qui. Egli ha tutto quello che si può chiedere: santità, cultura, salute, fascino".
Una cosa di cui Daudet non fece menzione, ma che emerge da molte lettere, è che Francesco aveva un fine senso di garbato umorismo.
Lasciò la Francia nell'Aprile del 1791, e nell'Ottobre 1792 era nella sua finale destinazione nell'interno della Cina. Scrive a sua sorella che è in una grande casa in rovina, che deve essere restaurata e che l'inverno in quella regione è mite. Una nuova vita sta per iniziare per lui, ed egli deve rinnovare la fede del popolo che è stato senza un prete per anni. Aveva 44 anni, ed imparare la lingua era molto difficile per lui. Il nostro era stato battezzato come François-Régis, ed aveva un fratello maggiore chiamato François, che era certosino a Roma. Sei anni dopo l'arrivo in Cina egli gli scrisse:

"La lingua cinese è senza speranza. I simboli che la esprimono non rappresentano suoni, ma idee. Questo significa che ce n'è un numero enorme. Ero troppo vecchio al mio arrivo in Cina per lavorare ad una loro buona conoscenza…Conoscono a malapena abbastanza per la vita di tutti i giorni. per ascoltare le confessioni e per fare qualche esortazione ai cristiani…".
E' una lunghissima lettera, ed in precedenza aveva detto che era stato seriamente malato due volte. Per cibo aveva riso, pane di frumento, carne di maiale e verdura. Il vino era troppo scarso per usarlo come bevanda, ed era conservato per la Messa. Le conversioni erano scarse, perché gli infedeli vedevano tanti cattivi cristiani, ma "essi non vedono la grande maggioranza che vive nell'osservanza del vangelo".
Quattordici mesi dopo scrisse allo stesso fratello:
"Abbiamo dei fiacchi cristiani qui, ma, grazie a Dio, non abbiamo nè filosofi nè donne teologhe….I nostri orecchi non sono mai raggiunti da bestemmie o dalla parola 'libertà'. In proporzione, ci sono più Cristiani qui che in Francia".
L'ultima lettera a suo fratello certosino che c'è rimasta è senza data ma sembra essere all'incirca del 1802. Egli lo ringrazia delle notizie che nessuno della famiglia ha sofferto durante la Rivoluzione, cosa di cui era rimasto meravigliato. Dice che per più di 15 anni non c'era stata alcuna persecuzione religiosa, e continua:

"…noi non possiamo predicare in pubblico, perchè l'Imperatore ammette missionari solo nella sua capitale e non nell'interno delle province; noi ci inoltriamo segretamente in tali zone. Il nostro ministero deve rimanere segreto e di conseguenza clandestino. Se ci decidessimo a predicare pubblicamente saremmo probabilmente arrestati e riportati a forza al nostro paese….Non vedo barlume di speranza per il martirio; in ogni caso non ho difficoltà a convincermi che non ne sono degno. Non di meno, la nostra vita non è senza pericolo…nei passati sei anni un gran numero di cinesi si sono ribellati contro il governo".
Non ci sono successive lettere a qualche familiare. Dal 10 Giugno 1804 fino al 28 dicembre 1815 ci sono rimaste 38 lettere ad un confratello cinese, Paul Song, e solo 6 ad altri confratelli negli anni 1810-1813.
Paul Song era stato ordinato nel 1803 all'età di 29 anni, e designato a lavorare con Francesco . Per i primi 8 anni c'erano state molte tensioni ed incomprensioni tra loro. Qualche volta Francesco doveva scrivere in latino, perché Paul non sempre comprendeva le lettere in francese; Francesco, naturalmente, non poteva scrivere in cinese. Nel 1811 ci fu un cambiamento, e Paul cominciò ad avere un'enorme ammirazione per il suo superiore. Anche nel periodo delle difficoltà tra di loro egli aveva conservato tutte le lettere di Francesco. La 38° lettera a Paul Song ci fa ben conoscere molto della vita missionaria in Cina agli inizi del 18° secolo, e molto di questi due confratelli.
Paul Song sembra essere stato un uomo piuttosto scrupoloso ed ipersensibile. Francesco, il vecchio professore di teologia morale, gli ha dovuto spiegare come sfuggire agli scrupoli sull'obbligo della preghiera del Divino Ufficio. Inoltre, da anziano ed esperto confratello, tenta di mettere in evidenza che Paul, senza motivo, interpreta certe cose come se si riferissero a lui.
Nel Novembre 1807 egli spiega a Paul i differenti livelli di attenzione riguardo al breviario, e conclude:

"Perciò ti ordino di recitare il tuo breviario e le altre preghiere con buonsenso, mai tornando indietro su di esse, avendo provveduto a prepararti a queste azioni con un momento di riflessione alla presenza di Dio".
Nel maggio 1805 Paul pensò che egli avesse mosso contro di lui un'accusa di pigrizia.
Francesco rispose in latino; in un postscriptum affermò che aveva fatto così perché il latino è più preciso:

"La tua lettera mi ha arrecato sia gioia che dispiacere; gioia perché la tua salute è buona, dispiacere perché il tuo ritorno è ritardato fino alla sesta luna.. Attualmente, otto mesi sono trascorsi da che tu partisti per Ho-nan per ascoltare 400 confessioni; ora, ovviamente, otto mesi non sono necessari per 400 confessioni, perciò, vedendo che tardavi a tornare temevo che tu ti fossi ammalato. Ora stai certo che non ti sto accusando di pigrizia….".
Nel gennaio 1808 Francesco dovette scrivere:
"E' importante, e la giustizia lo esige, che io prontamente ti corregga a proposito di una errata interpretazione che tu hai tratto da una affermazione in una lettera di Padre Louis Lamiot cm, che tu non hai capito. Leggi di nuovo il punto in questione e vedrai che non si riferisce a Paul Song ma ad un giovane uomo di Han-keou chiamato François Lieou…..Egli fu dimesso per pigrizia, mancanza di applicazione e di volontà di regolarità…. Come puoi aver pensato che io ero stato così stupido da darti a leggere una lettera che conteneva critiche a te stesso?".
Verso la fine del 1811 o l'inizio del 1812 egli ha dovuto scrivere a Paul di nuovo, questa volta a proposito di una errata interpretazione di questi delle ragioni del suo superiore. Paul si era lamentato con Jean-Joseph Ghislain CM, a Pechino:
"Padre Ghislain si lamenta fortemente in una lettera che mi ha scritto che io do ai miei confratelli più lavoro di quanto possano sopportare, tanto che perfino i fisici più forti vengono rovinati, e che non consento mai a loro di riposare. Non mi disturba che le persone si lamentino di me presso i superiori maggiori; solo vorrei che facessero lamentele tanto forti che i miei superiori fossero costretti a liberarmi di un peso o di un carico che io non posso sopportare.
In ogni caso, facendo un esame di coscienza io trovo che non ho mai avuto l'intenzione di rovinare la salute dei confratelli con un lavoro superiore alle loro capacità. Perciò io ti esorto a prenderti cura della tua salute perché ho sempre detto che è meglio vivere per la gloria del Signore che morire per essa, specialmente in Cina, dove i preti scarseggiano…".

Francesco fece molte richieste per essere sollevato dall'incarico di Superiore, ma senza successo.
Paul probabilmente non apprezzò il garbato umorismo contenuto nel passaggio citato, ma Luois Lamiot , Superiore di Francesco a Pechino, probabilmente sorrise leggendo questa parte di una lettera che ricevette all'inizio del 1819:

"Io non desidero nessun bene terreno, tranne una buon orologio. Solo uno di quelli che mi hai mandato 2 anni fa era buono. Gli altri hanno cominciato ad andare avanti di un'ora ogni giorno, e poi di due. Poi hanno contratto una ricorrente febbre che li ha portati a morte. Così, se hai qualcosa che somigli a un buon orologio, mi piacerebbe che me lo mandassi, con del denaro, pillole….".
Francesco fu arrestato la Domenica della Trinità del 1819, tradito da un insegnante della scuola cattolica la cui vita scandalosa aveva causato contrasti fra lui e i preti. Per lungo tempo fu trattato male, e spostato da un posto all'altro, evidentemente con la speranza che morisse. Spiegò questo in una lettera a Jean-François Richenet CM a Parigi, datata 28 dicembre 1819, ma continuò dicendo che le cose miglioravano:

"Sono stato portato in un'altra prigione vicina dove ho avuto il piacere di incontrare Padre Chen e 10 buoni cristiani, tutti nella stessa stanza. Preghiamo in comune la mattina e la sera, e possiamo anche celebrare le feste. Nessuno ci infastidisce… Padre (Antonio) Tcheng (cm), che assicura un ministero clandestino per le comunità cristiane qui intorno, ha celebrato Messa in una casa vicina e ha portato la Comunione a noi tutti senza che i nostri carcerieri se ne accorgessero…".
Il 1 gennaio 1820 fu accusato di ingannare e corrompere il popolo cinese predicando a loro il Cristianesimo, e fu condannato ad essere strangolato sulla forca. La sentenza fu confermata dall'Imperatore.



Non aveva ancora spedito la lettera del 28 dicembre ed aggiunse un postscriptum datato 26 gennaio:
"Ieri, festa della Conversione di S. Paolo, data memorabile per la fondazione della nostra Congregazione, Padre Chen ed io abbiamo ricevuto la Comunione da Padre Tcheng, ed abbiamo avuto un pranzo di festa a mezzogiorno con tre preti e sei laici, due dei quali erano prigionieri e quattro visitatori. Mancava solo Padre Lamiot, che aveva pagato il pranzo".
La mattina del 18 febbraio 1820 ebbe luogo l'esecuzione: mancavano sei mesi al 72° compleanno di Francesco.
Beatificato il 27 maggio 1900, fu canonizzato da Papa Giovanni Paolo II il 1 ottobre 2000.